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La GAITA TRADIZIONALE
Secondo alcuni filologi,
la parola gaita deriva probabilmente dal gotico “gaits”, che
significa “capra”, visto che con la pelle di questo animale si realizza la
sacca d’aria dello strumento (fuelle). Tuttavia altri studiosi
ritengono che la parola derivi dal nome di un oboe africano, chiamato “al-ghaita”,
“ghaita” o “gheita”. Cornamusa è invece un termine latino, utilizzato da
aragonesi, maiorchini, francesi e italiani.
Questo strumento era già utilizzato dagli antichi
romani, ed è possibile che siano stati proprio loro ad introdurlo in
Spagna. Per quanto riguarda la gaita asturiana, le prime notizie
risalgono al Medioevo (XIII sec.): nasce come strumento popolare
utilizzato dai contadini, e solo successivamente viene introdotto in
diversi ambiti della vita quotidiana (feste, messe, funerali, etc.). Tra
le altre testimonianze al riguardo possiamo annoverare un suonatore
scolpito su di un capitello all’interno della chiesa di Santa Maria di
Villaviciosa. Al secolo XVI risalgono invece le informazioni sui primi
gaiteros professionisti, citati dai libri delle parrocchie asturiane.
Nel XIX secolo questo strumento perde prestigio,
tanto che rimangono solo pochi suonatori famosi, come José Remis Ovalle,
nominato Gaitero Mayor de España (titolo concesso dal Re di
Spagna). Nelle Asturie non sono pochi i suonatori, ma solo un numero
esiguo di essi è conosciuto al di fuori della regione. All’inizio degli
anni ’80 si verifica uno sviluppo che porta la cornamusa al suo massimo
splendore: il principale artefice di questa rinascita è proprio José Angel
Hevia.
La cornamusa asturiana del secolo scorso presenta
diverse forme a seconda del costruttore, ma la maggior parte degli
strumenti attuali copia l’estetica e la scala ritmica della Cogollu.
Nel 2000 sono state collaudate da Hevia 25
copie identiche numerate della Cogollu: la prima copia è ora in mano a Felipe, Principe delle Asturie, la
seconda si trova al Museo della Gaita di Gijón.
Nella zona occidentale delle Asturie lo strumento
presenta una variante nata dall’incontro tra la tipologia asturiana e
quella galiziana; la gaita tradizionale asturiana si ritrova anche
in Cantabria e nel nord del Leon, sebbene con minime variazioni. Le
cornamuse sono realizzate con legni di differenti tipi: si preferisce
ovviamente un legno leggero, che sia resistente, abbia una buona sonorità
e un buon aspetto. L’essenza più utilizzata è il legno di bosso, seguita
dall’ebano.
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La
GAITA MIDI
La cornamusa denominata “MIDI” (Musical Instrument
Digital Interface) è un’innovazione tecnologica nel campo dei
sintetizzatori digitali di suoni, nata nel 1998 su iniziativa di José
Angel Hevia, con la collaborazione di Alberto Arias e Miguel Dopico.
Il dispositivo MIDI supervisiona la posizione delle
dita attraverso il campionamento dei fori d’entrata, determinando quali
siano aperti e quali chiusi; un istante dopo invia l’informazione mediante
codice MIDI ad un microprocessore che definisce la frequenza e il tono del
suono analogico da emettere.
Tra i vantaggi della gaita MIDI possiamo
citare il fatto lo strumento non perde l’armonizzazione dei suoni;
contribuisce notevolmente nella composizione informatizzata,
rappresentando così un notevole vantaggio per il compositore; inoltre
incorpora in formato AKAI una memoria di suoni generati dalle diverse
cornamuse europee.
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Il TAMBURO
Da sempre nelle Asturie il tamburo accompagna la
gaita: è quasi impensabile l’interpretazione di una melodia da
cornamusa senza l’accompagnamento del tamburo, e ogni buon gaitero
deve aver al suo fianco un buon tamburino. Quest’ultimo è libero di
improvvisare l’accompagnamento come meglio crede, senza tuttavia
sovrastare la cornamusa.
Si tratta niente meno che del tamburo della fanteria
napoleonica, uscito dall’ambito militare e inserito nella musica
tradizionale, probabilmente durante la Guerra d’Indipendenza. I colori
rosso e blu di Prussia sono infatti gli stessi dello storico esercito.
Questo strumento fu utilizzato in campo militare fino al 1948.
I tamburi più antichi attualmente conservati
risalgono al XIX secolo e mantengono generalmente i colori rosso e blu;
meno frequentemente propongono il color legno.
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