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CRONACHE DAI CONCERTI
ARZIGNANO, 06.05.2010
Chi si aspetta un’artista
distante dal mondo si sbaglia: il filo conduttore di tutta la storia è il
sorriso, perché Hevia sorride serenamente, questo è un tratto comune dei
grandi artisti, la serenità è una forza che ti porta al sorriso.
Seguo concerti ormai da decenni,
a vari livelli e latitudini e ho avuto modo di incontrare sulla mia strada
i più disparati generi musicali e i loro interpreti, dagli Inti Illimani e
il loro sorriso di chi ha visto la repressione, fino a Phil Collins con il
sorriso dell’iperattivo naturale, passando dai Madredeus con il sorriso
dell’icona di un canto, il fado che cambia il modo di vivere. Tra l’uno e
gli altri due o tre generazioni di musica, passando da Demetrio Stratos a
De Andrè, li ho incontrati tutti ora che ci penso e non credevo mi
mancasse Hevia.
Ma la musica asturiana è nelle
mie corde, definirla etnica è limitante preferisco definirla globale e
appartenente alle radici del mondo, influenzata alla base dai popoli che
errano e trasportano le loro vite e le loro tradizioni. Forse anche per
questo l’approccio al concerto comincia con una sorpresa: arrivo con largo
anticipo sul posto, ad Arzignano, e vado verso il teatro che sarà la
location di questo concerto; Hevia è già lì sul posto, il destino ha
deciso l’incontro sotto un bellissimo portico Palladiano, me lo trovo
davanti che suona; non posso dire stesse provando, perché riconosco subito
chi prova da chi suona. Si ferma per un attimo e mi chiede “questa ti
piace?” “Bellissima” rispondo. Cominciamo a parlare in maniera naturale,
come persone che si sono gia viste; scopro Hevia appassionato e
conoscitore profondo, ferrato nel suo genere e di cultura musicale
notevole: per ogni mio riferimento ai vari generi musicali lui accenna un
qualche passaggio. Conosco bene il suo repertorio e quelle che ascolto
sono tutte cose nuove, mai sentite, come dire che potrebbe incidere ancora
moltissimo materiale e quello che si conosce di inciso è solo la minima
parte di quanto è nel suo bagaglio musicale.
Venti minuti intensi, in un
misto linguistico tra il mio pessimo spagnolo e il suo ottimo italiano,
tra arrorò (ninne nanne)e canción de mayo, mi guarda da sotto in su se
accenno a questi generi musicali, un paio di volte misura quel che so sui
generi musicali; alla fine foto, autografi e saluti. Mi ero preparato una
presentazione su carta fotografica e la fortuna vuole che senza ressa
alcuna ci sia la possibilità della dedica, non potevo sperare di meglio.
Un salto temporale e siamo al
concerto, puntualissimo e organizzato da un caro amico fondatore di un
gruppo che vi invito a scoprire, i “Folk Studio A”, con la loro musica
irish. Si abbassano le luci e tutto ha inizio con una serie di canzoni
suonate l’una di seguito all’altra, riconosco Albo dal suo ultimo disco,
Obsessión, e durante la serata quasi tutte le canzoni di questo album
verranno eseguite. Seguono in rapida successione Naves, Carretera D’Aviles,
La Carriola…un excursus in ordine sparso fra il passato e il futuro di
questo strumentista. Vecchi e nuovi brani non necessariamente in ordine
cronologico: seguono Vueltes e Soy Pastor; in una seconda traccia mentale,
mentre li ascolto confronto il disco con quello che ascolto in versione
live: comunque sia la versione live è ottimamente eseguita, i ritmi ben
scanditi dalle percussioni della sorella di Hevia, Maria, il tamburo
asturiano con i suoi tipici colori arriva solo alla quarta canzone, ogni
singolo pezzo viene spiegato dalla voce bassa e calma di Hevia; seguono
Albandi, Marcha
Del Dos De Mayo, El Saltón, ritmi per le feste religiose, canti di lavoro,
tracce dalla tradizione.
Sempre più dentro alla fiesta,
sento il legame anche con altri gruppi, la matrice è simile, Llan de Cubel,
Xeliba, Felpeyu, per nominarle alcuni; altri ricordi, altre canzoni e ad
un certo punto Hevia si ferma per un’attimo, “non dovrei essere qui” –
dice – “avessi saputo che questa serata coincideva con la partenza della
Mille Miglia di Brescia forse ora sarei tra quelle auto, che sono anche la
mia passione”; ma è solo un attimo. Parte Busindre Reel, la gente è in
piedi, il piccolo teatro trema, battiti di mani, canti, Maria incita il
ritmo,l’acustica è perfetta. Ancora altri classici, Sobrepena, Tanzila,
questa mi ricorda i Tannahill Weavers, sembra non finire e anche i bis
arrivano naturalmente, concerto perfetto per modi e tempi.
La formazione a tre, Hevia, la
sorella Maria e Dina Majado Gonzalez al pianoforte è ideale per il luogo.
Cosa dire di più? Una nota a
margine: finito il concerto i ragazzi dell’organizzazione hanno portato
Hevia a Brescia, per vedere l’arrivo della “Mille Miglia”.
Un salutissimo da Adriano.
[Adriano Munarini]

LECCO, 05.05.2010
Devo dire che i nostri amici non sono molto
fortunati con il tempo quando vengono in Italia….
A dicembre faceva un freddo terribile, da non
riuscire a suonare, e questa volta non hanno certo trovato il clima tipico
del mese di maggio…. Ancora freddo e pioggia…spero che questo non li
scoraggi dal tornare presto da noi!
Tuttavia, come per il bellissimo concerto di
Natale, José Angel e Maria, accompagnati da una bravissima pianista, hanno
saputo regalarci qualcosa di magico, che ha saputo scaldarci il cuore…
Il teatro non era molto grande, però
accogliente, purtroppo però non tutti i posti a sedere erano occupati, le
prime file davanti a me per esempio erano vuote, un vero peccato perché i
ragazzi meritano molta più gente vista la loro bravura… (anche se io così
ero praticamente in prima fila, vicinissima!!!!). Pazienza, pochi ma
buoni!
Verso le nove il sipario si è aperto ed è
cominciato lo spettacolo, la magia… I brani erano per lo più gli stessi
del concerto di Natale, da Albo a Pericote, da Lluz de domingu a Fandangu
los llobos, passando per Vueltes, Sobrepena, Naves, fino ad arrivare alla
piu conosciuta Busindre Reel.
José Angel li ha presentati uno ad uno come
suo solito, con la semplicità che lo contraddistingue e, qualche volta,
con un pizzico di ironia, come quando ha raccontato alcuni aneddoti sugli
inizi della sua carriera da gaitero… Simpaticissimo!
La cosa che mi affascina ogni volta è vederlo
suonare con tanta naturalezza, passare dalla gaita elettronica al flauto
ed alla gaita tradizionale con una disinvoltura fuori dal comune, quasi
come se stesse parlando… è qualcosa che ti incanta, che non ti fa
distogliere lo sguardo la lui, dalle sue dita neanche per un solo istante,
che ti fa venir voglia di far musica con qualsiasi cosa ti capiti per le
mani in quel momento anche se non sei capace….è magia…
Maria José dal canto suo ha saputo tenere alto
il livello del concerto con degli accompagnamenti alle percussioni da
togliere il fiato, una rapidità nel passare dalle percussioni ai
tamburelli e a tutti gli altri innumerevoli strumenti che aveva con sé, ma
nello stesso tempo una delicatezza ed una precisione che la rendono una
vera professionista… peccato che non abbia eseguito un suo assolo, sarebbe
stato il massimo…
Il concerto è proseguito poi con la
sperimentazione di un tango molto bello per poi terminare con due bis,
l’ultimo dei quali eseguito con la gaita tradizionale, una improvvisazione
di uno dei più grandi (o forse addirittura il più grande) gaitero di
Spagna. Oserei definirla sconvolgente!
Tutto questo susseguirsi di emozioni è durato
circa un’ora e mezza e credetemi, il tempo è volato, sembrava appena
cominciato ed era già finito…
Anche stavolta le mie parole non bastano a
descrivere le sensazioni e le emozioni forti che ho provato ascoltandoli,
ti conquistano il cuore e l’anima… l’ho già detto ma lo ripeto, se non li
senti non puoi capire…
Questa volta ho voluto condividere questa
emozione con una persona a me molto cara, Eu, il mio maestro di musica a
cui ho voluto far capire perché ho riscoperto la passione di imparare a
far musica che avevo perso da tempo, beh, grazie a loro ci sono riuscita…
Grazie di cuore Josè, grazie Maria, siete
semplicemente meravigliosi…
A presto, espero!
[Barbara]

PARIGI - BERCY, 20.03.2010
Nuit de SAINT PATRICK.
Quando ho scritto l’ultima cronaca da
un concerto di HEVIA non avrei mai immaginato che dopo CAMIGLIATELLO-SILA,
BOVA, PALERMO, COSENZA la successiva sarebbe stata da PARIGI. Certo che
circa trenta viaggi in FRANCIA mia seconda patria, mia moglie ASSIA
professoressa di FRANCESE e due figli che lo parlano, CLAUDIO, pure
presente, lavora a BRUXELLES, sono stati una bella coincidenza ed una
bella molla. Ma le coincidenze non sono finite, il programma prevedeva
anche altri 60 musicisti e tra gli artisti c’erano pure i SOLDAT LOUIS dei
quali amo cantare ENCORE UN RHUM, TONTON LOUIS e BOBBY SANDS ed il grande
maestro della musica bretone GILLES SERVAT del quale da dieci anni traduco
i testi e suono (malissimo!) le canzoni.
Il tempo di prendere l’aereo e
sono a PARIGI a BERCY nel tempio del tennis, altra mia grande passione, a
fare colazione con Josè, Maria e Javier e consegnare loro dei regali, ma
ricevere oltre al loro caloroso affetto un prezioso pass quale “ARTISTA”
che mi ha permesso di seguire liberamente le prove sin dalle 15 e di aver
libero accesso al backstage e persino nei camerini di GILLES SERVAT e di
JOSE’. L’incontro con GILLES è stato emozionate: ”2000 km pour te
connaitre et pour te remercier de ta mousique et de tes vers". Mi ha
chiesto da dove venissi, ho risposto dalla CALABRIA, gli ho detto che
sono, molto probabilmente, l’unico italiano che coltiva l’armeria
marittima, una pianta della Pointe du Raz, estremo lembo della BRETAGNA
detta Finistère e lui mi ha chiesto, sollevando il sopracciglio, come ha
fatto ad attecchire!!! Risposta: passione, amore ed esposizione alla
bretone: vento-sole-acqua. E’ rimasto incantato sapendo che stava
iniziando a fiorire prima di partire. Sul palco delle prove ho capito il
suo carisma: era lui il gran maestro il gran cerimoniere. Josè Angel Hevia
mi ha stupito, ha
accordato la sua gaita elettronica su di un pezzo di NINO ROTA e poi udite
udite sul refrain della ”VIE EN ROSE” che ha poi riproposto nel finale del
suo concerto, mandando in visibilio i 17.000 du
Palais Omnisports
de Paris-Bercy, quelle
ambience!!
Il concerto è stato fantastico, tutti
quegli artisti sullo stesso palco, decine e decine di suonatori
tradizionali di LORIENT restituivano un suono pieno vibrante dove la parte
del leone la facevano i suoni striduli delle bombarde e delle cornamuse
JOSE’ed Antony Masselin dei SOLDAT LOUIS su tutti. Ma era anche la festa
dei tamburi, una trentina, su tutti naturalmente la bella e brava MARIA
HEVIA, alla quale ho regalato il poster più bello degli ultimi anni. Lo
spazio dedicato a Hevia è stato di ben 20 minuti, ma si è riproposto con
maestria anche nei due pezzi del gran finale dove strumenti elettronici e
della tradizione celtica hanno raggiunto l’apoteosi in un clima di festa e
di amicizia uno dei momenti più belli ed emozionanti della mia vita.
Difficilmente potrò dimenticare questa grande festa di SAN PATRIZIO.
Gazie Jose,Maria,Javier e Valeria.
"à
la prochaine"
[ Dott.Antonio
Scalese]

BERGAMO, 19.12.2009
Che spettacolo, che emozioni…. Era la seconda
volta che assistevo ad un concerto di Hevia, ma la prima in cui ho potuto
vederlo così da vicino… Per un colpo di fortuna ho trovato posto in prima
fila poco prima che lui salisse sul palco, poi eccolo, ed è cominciata la
magia….. Si, perché sentirlo suonare è qualcosa di magico, di
indescrivibile a parole, se non lo senti non puoi capire…. Prima di ogni
brano ne ha spiegato il significato, e si capiva benissimo come sia legato
alla sua terra, alle sue tradizioni, alle musiche popolari che
accompagnano ogni loro festa più o meno religiosa durante tutto l’anno. Il
pubblico sulle prime sembrava un po’ “freddo” (scusate il gioco di parole
ma faceva veramente freddo!), piano piano però Josè Angel e Maria hanno
saputo coinvolgerlo e scaldarne il cuore, tanto che abbiamo cominciato a
battere le mani al ritmo delle loro canzoni ed ogni volta che Josè Angel
lasciava il flauto o la gaita elettronica per suonare la sua stupenda
gaita nera tradizionale partivano gli applausi sempre più forti. Sulle
note del tamburello di Maria ha anche ballato e ci invitava a farlo tutti
insieme…come sarebbe stato bello poterlo fare….. Maria ha poi dato sfoggio
della sua bravura come percussionista, con un assolo di tamburo che ci ha
lasciato senza fiato, anche lì applausi a non finire. Verso la fine poi
Josè Angel ha sperimentato un tango accompagnato al piano dal bravissimo
Josuè Santos e, quando poi ha intonato la famosa Busindre Reel e lì…. beh,
è stata una vera festa, il pubblico continuava ad applaudire, l’emozione
era fortissima, avrei voluto che non finisse mai. Il concerto si è
concluso con un breve canto natalizio, Astro del Ciel, poi c’è stata la
firma degli autografi, le strette di mano e, alla fine i tre musicisti
sono potuti andare a scaldarsi un po’. Si, perché purtroppo come già detto
faceva veramente freddo e la struttura non era adeguata tanto che,
approfittando dell’assolo di Maria, Josè Angel e Josuè hanno cercato in
qualche modo di scaldarsi le mani… perché facevano fatica a suonare…..
Sono rimasta affascinata dal loro modo di fare musica così spontaneo,
mentre Josè Angel suonava aveva uno sguardo….. quasi che con la mente
fosse chissà dove e cercasse di spiegarci i suoi pensieri con la musica….Spero
di poterlo incontrare di nuovo ed ascoltare ancora e ancora le sue
melodie, un insieme di sensazioni meravigliose che sanno arrivare al cuore
e all’anima.
[Barbara]

TREZZO SULL'ADDA,
15.07.2009
Lo staff di hevia.it ha finalmente avuto
l'occasione di assistere ad un concerto del gaitero in formula HEVIA 3D,
come la stessa Maria ama chiamarlo. Questa versione permette di apprezzare
maggiormente l'individualità dei singoli strumenti: già ben nota al
pubblico italiano la bravura dei fratelli Hevia, accompagnata ora dal
virtuosismo del pianoforte di Josué Santos.
Personalmente, ritengo più coinvolgenti i
concerti a cui sono abituata, ma non per questo ho apprezzato di meno la
formula 3D: alcune canzoni, come Vueltes e Sobrepena, sono se possibile
ancora più belle, con un pianoforte sul palco.
Anche lo staff di hevia.it era per la prima
volta in versione 3D: la nascita di un nuovo fan, che già ama la musica
del gaitreo, è prevista per la metà di novembre.
Tutti quanti ringraziamo
José Angel, Maria e José per le emozioni regalateci.
[Valeria Martis]

ALCAZAR SAN JUAN, 12.02.2009
Semplicemente MERAVIGLIOSO. Ho finalmente
avuto l'opportunità di assistere ad un concerto di Hevia in Spagna e non
trovo le parole per descrivervi le emozioni provate. Il concerto si
svolgeva in un teatro e posso assicurarvi che non c'era un solo posto
libero. Non per essere di parte, ma il pubblico italiano è più caloroso;
ma alla fine, mentre sul palco suonavano la marcia del 2 de mayo, tutto il
pubblico si è alzato in piedi per acclamare Hevia e la sua band. E' stato
veramente emozionante.
[Valeria Martis]

COSENZA, 14.07.2008
Quando ho visto per la prima volta il
video-clip di Busindre Reel (Hevia e i gaiteros sulla costa asturiana), ho
capito che la marea di dischi di musica celtica amorevolmente acquistati
negli ultimi anni erano diventati tutti vecchi.
La prima domanda fu "Chi è costui?". Le
biografie dell'epoca parlavano di un virtuoso asturiano della cornamusa,
ma da subito compresi che la forza ed il talento innovativo erano quelli
di un artista di classe superiore. L'assonnato mondo celtico veniva scosso
dal nord della Spagna, la polvere si sollevava dai vecchi impianti stereo,
le valvole ed i transistor assopiti si svegliavano ed emanavano dai
diffusori musica nuova, nei tempi e nelle sonorità.
Quest'uomo innovativo era figlio della terra
più verde e meno urbanizzata di Spagna, simile alla Sila ed alle coste
calabresi, figlio di grandi genitori che lo avevano allevato con affetto,
e da questo porto sicuro era potuto salpare alla conquista del mondo. Dopo
tanti sacrifici e difficoltà, come nelle più belle storie, aveva raggiunto
il successo...per la nostra felicità.
Ma quest'uomo è ben altro: non è solo un
virtuoso ma è molto più...ed è per questi altri aspetti che noi lo amiamo
e lo seguiamo. Ha un cuore grande e l'umiltà di chi spiega ogni suo pezzo,
nel massimo rispetto del pubblico; ama l'Italia e ama tanto la Calabria,
perché gli ricorda la sua terra, i suoi monti, i suoi panorami; ama la
nostra gente affettuosa quanto gli asturiani; ama il nostro cibo. E in
questa terra, anch'essa "terra di zampognari" è tornato per darci una
nuova possibilità di assaporare note inconsuete, echi eccitanti di musiche
tradizionali rinnovate. E per le strade e le piazze che a Natale hanno
sentito le strine e visto gli zampognari, anche Bernardino Telesio, assiso
sulla sua sedia in piazza del Rendano, ha sollevato il
capo e fatto un inchino a colui che è diventato una stella della musica
internazionale, da umile zampognaro.
A Cosenza, Hevia ha salutato la città, mi ha
dedicato una canzone, ringraziandomi, ha salutato la mia famiglia, ha
salutato il direttore artistico dal nome musicale Antonello Antonante,
ricordandoci ancora una volta che non è soltanto per la musica, ma
soprattutto per queste doti umane, che noi l'amiamo.
La sua massima di vita musicale potrebbe
essere: "con il cuore e con la mente vicino alla gente".
Grazie Hevia. Alla prossima.
[Dott. Antonio Scalese]

TRIESTE, 13.07.2008
Come immaginato,
il viaggio è stato davvero pesante e interminabile, ma quando, appena
arrivati a Trieste, siamo andati in Piazza dell’Unità è bastato il loro “
Holaaaaaa” (erano tutti lì che pranzavano), un loro sorriso ed un loro
abbraccio per dimenticare la stanchezza!
Nel tardo pomeriggio hanno iniziato le prove: è stato bellissimo vedere la
gente che passeggiava per la piazza fermarsi incuriosita, quasi attirata
ed ipnotizzata dal suono della cornamusa….e anche le prove si sono
trasformate in un concerto, con molte persone che prendevano posto e
assistevano allo
spettacolo….insomma un concerto prima del concerto!
Verso le venti però il cielo ha iniziato ad oscurarsi (le previsioni per
quella domenica non erano delle migliori)….si è alzato il vento…mentre
nuvole veramente minacciose sia avvicinavano dal mare. Hevia le ha
guardate e, con tutta la serenità che lo contraddistingue, nel suo
“itañolo” (come lo chiama lui), mi dice: “ Non preoccuparti, c’è ancora
un’ora e mezza al concerto: secondo me non ci saranno problemi”.
Come volevasi dimostrare…dopo pochi minuti sembrava dovesse arrivare
l’apocalisse!
Si è alzato un vento pazzesco che ha rovescia le circa 1500 sedie
preparate per il concerto, dal palco è caduta una scala che fortunatamente
non ha ferito nessuno (ha solo sbeccato leggermente il basso di Juan
Carlos); camerieri dei bar della piazza correvano frenetici a ritirare
tutte le sedie e i tavolini. Il cielo era nero e le persone scappavano a
rifugiarsi nei bar. Hanno dovuto abbassare il palco, smontare le luci,
mettere al riparo gli strumenti. Maria era preoccupata dai fulmini che
illuminano il cielo sul mare. Juan Carlos, Javier e David, scuotendo la
testa mi dicono: “Se cadono anche solo poche gocce non si suona!”
Il cielo faceva le bizze….il vento soffiava fortissimo…e infine è arrivato
un temporale….poi un altro e un altro ancora. Ma…a circa mezz’ora dal
concerto è spuntato in lontananza il sole del tramonto! E così, via di
nuovo, velocissimi, ad alzare il palco e rimontare tutto.
David ha provato
di nuovo la batteria ed è iniziata un’attività frenetica di tutti i
ragazzi dell’organizzazione, che sono stati bravissimi!
La piazza si è riempita: era gremita di gente! I palazzi sono stati
illuminati da luci che rendevano l’atmosfera ancora più magica!
Un altro temporale stava arrivando dalle montagne e la gente guardava il
cielo preoccupata! Ma lo spettacolo è iniziato: i ragazzi sono saliti sul
palco e, fra gli applausi, è iniziato il suono della gaita: Hevia era lì
in mezzo a noi, con lo sguardo fisso verso il mare. Il nostro pensiero
correva verso terre sconosciute e lontane…ma che per un istante sembravano
tanto vicine. Intanto il suono della gaita allontanava, come per magia,
l’ennesimo temporale!
I ragazzi sono stati fantastici, hanno preso per mano tutta la piazza e
l’hanno catturata, coinvolta, trascinata con le loro melodie, con il loro
cuore, con le loro belle anime!
A circa metà concerto, io non ho più saputo resistere e, sulle note di
Busindre Reel, mi sono dimenticata di tutto e tutti e mi sono alzata a
ballare: non riuscivo più a stare seduta e ferma, così mi sono buttata a
danzare, mentre i ragazzi dal palco mi sorridevano. Che sensazione
indescrivibile!
Sono arrivate altre ragazze e poi altre ancora; sono cadute due gocce di
pioggia…proprio due, come un piccolo scherzo dal cielo, che forse, chissà,
voleva in qualche modo partecipare. La gente, rapita dalla cornamusa, si è
accalcata sotto il palco, come se pregasse i ragazzi di non fermarsi, di
andare avanti comunque!
Il pubblico non ha più abbandonato il gaitero: l’hanno accompagnato per
tutto il concerto, battendo instancabilmente le mani al ritmo della sua
musica; erano tutti lì, vicini, uniti, con il sorriso sulle labbra e la
gioia nel cuore!
E’ impossibile raccontare con le parole le emozioni che ho provato a
Trieste: indescrivibili, davvero! Spero di aver reso almeno minimamente
l’idea!
Un grazie infinito, davvero con tutto il cuore e l’affetto a Josè Angel,
Maria, Juan Carlos, Javier, David, e Javi…perché sono persone uniche…..perchè
sono persone vere!
Ah, quasi
dimenticavo, dopo circa mezz’ora dalla fine del concerto, è arrivato un
temporale pazzesco, che è andato avanti tutta la notte!
[Clara Feroldi]

PALERMO, 01.07.2008
Per festeggiare degnamente
l'anniversario del mio primo anno lontano dall'ospedale (ho fatto per 27
anni il pediatra), ho lasciato la Calabria per raggiungere l'amico José,
con Maria e Javier.
Cena leggera con couscous di
polipo a Mondello e rapido trasferimento nella magnifica Verdura, dove ai
sapori mediterranei sono presto subentrati i suoni sensuali, seducenti e
travolgenti come la lava di un vulcano dell'orchestra etno-mediterranea di
Mario Incudine, vulcanico direttore il cui cognome ispirerebbe Omero, in
una nuova edizione dell'Odissea. "Vogliono inoltre che Incudine (Marte),
dio così crudele e sanguinario, fosse un amatore ed un musicista e in
particolare che, fra le altre, fosse da lui amata Venere, moglie di
Vulcano, e con lei giacesse". Questa favola, liberamente tratta da Omero
nell'VIII dell'Odissea, ben si confà al nostro direttore, che ha coinvolto
in questo splendido progetto José Angel e Maria, che hanno magistralmente
suonato, regalandoci un'esibizione memorabile, nuova nelle sonorità e
negli arrangiamenti, dove le percussioni asturiane-africane-palermitane e
catanesi (Giorgio Rizzo super) sono state la quintessenza del concerto.
Il finale ci ha infatti donato una
Busindre Reel inedita, incerta inizialmente, ma poi
fantastica, con una ritmica travolgente...saluto ai musicisti incluso.
Pubblico entusiasta per una serata
indimenticabile.
[Dott. Antonio Scalese]

OVIEDO, 15
SETTEMBRE 2007
Il concerto
di Oviedo è stato veramente speciale e abbiamo avuto tanta fortuna, perché
tutto è andato benissimo, dal montaggio tecnico, al pubblico, al meteo...
C’erano diverse migliaia di persone, che hanno acclamato le nuove canzoni.
Il check
sound è stato fin troppo veloce per uno spettacolo tanto complesso: non è
sorto nessun problema, quindi non son nate ansie maggiori di quelle
necessarie per salire sul palco con la giusta dose di adrenalina e
concentrazione.
Alle 21:34
di sabato 15 agosto 2007, il tendone si apriva, sprigionando in sottofondo
l’introduzione cantata da nonno Velasco. Io cercavo di immaginare mia
madre, in mezzo al pubblico, che sempre si emoziona quando sente la voce
di suo padre uscire dalla stessa fonte da cui viene fuori la musica di suo
figlio. Tutto ciò è davvero speciale per noi.
Una volta
sul palco, siamo partiti da Albo, la prima traccia del disco: un quartetto
d’archi ci accompagnava, e Ramón Prada (compositore di Sobrepena, Torques
e Taranus – da Obsessión), è rimasto alla tastiera per tutto il concerto.
Quello che mi ha impressionato maggiormente è stato vedere la quantità di
pubblico che c’era: solitamente non riesco a guardare il pubblico quando
sto sul palco, ma ad un certo punto ho alzato lo sguardo e ho visto che la
gente, oltre alla piazza, aveva riempito persino la strada di fronte.
Abbiamo
proseguito con Fandangu los LLobos e Carretera d’Avilés (dal secondo e
terzo album), durante il quale siamo stati accompagnati dal Coro Minero de
Turón: era emozionante sentire le loro voci alle spalle. Hanno seguito
Albandi (da Obsessión), suonata insieme al quartetto d’archi, e Pericote.
Alla gente è piaciuta molto questa combinazione caratterizzata dalla
presenza del coro, i cui componenti sono vestiti da minatori, con le tute
da lavoro e i loro caschi con le lampade accese.
Poi è stato
il momento di Vueltes e Carrandi, interpretato dal gruppo galiziano di
voci femminili “Faltriqueira” che ha partecipato alla registrazione del
nuovo album. Hanno una voce impressionante che si intona alla perfezione.
The Morning Star e Keltronic (da Obsessión) hanno finito di coinvolgere il
pubblico; in queste due melodie siamo stati accompagnati da Judit,
incredibile violinista di istruzione irlandese, che ha scosso il pubblico.
Lluz de
Domingu, il tema centrale del film del vincitore di un oscar José Luis
Garci, composta da José Ángel ha affascinato la gente. In tutte queste
canzoni era presente il quartetto d’archi, così come in Busindre Reel, che
non poteva mancare ed è stata inoltre accompagnata da una sezione della
Banda de Gaites di Candás. Dopo Los Mártires de Rales, le gente non
riusciva a smettere di ballare.
Dopo il mio
assolo, Hevia ha presentato la band. Gli applausi ci hanno indotto a
restare direttamente sul palco per i bis. Il pubblico ha ballato con
Barganaz, Baños de Budapest (accompagnata dalle cornamuse di Candás) e La
Marcha del Dos de Mayo.
Abbiamo
salutato degli spettatori entusiasti: le loro vibrazioni ci hanno
profondamente emozionato. Tutto è andato per il meglio, e l’ora e quaranta
che abbiamo passato sul palco è letteralmente volata, sia per noi che per
il pubblico.
[Maria José Hevia]

VARZI, 01 SETTEMBRE
2007
Dopo la cronaca dell’agosto italiano,
firmata da María, non posso che iniziare questo paragrafo assicurandovi
che stavolta i bagagli c’erano tutti.
Il concerto è stato un successo,
malgrado la scarsa affluenza di pubblico dovuta alla temperatura piuttosto
bassa della serata. Nonostante ciò, i presenti non sono rimasti delusi e
hanno presto dimenticato il freddo, lasciandosi travolgere delle melodie
asturiane di Hevia. Gli applausi e il calore dei presenti hanno
accompagnato l’intero spettacolo e celebrato l’esecuzione di Albo (per cui
ringraziamo José Ángel per la dedica) e Los Martires de Rales, anteprime
del nuovo album in uscita in Spagna il 4 settembre.
Degna di nota anche la presentazione
fatta prima del concerto…chissà dove gli organizzatori hanno trovato tutte
quelle informazioni?!
In attesa di nuove date, lo staff di
hevia.it vuole ringraziare la Frame Events e tutte le diverse associazioni
che hanno organizzato i concerti di Hevia nei vari comuni italiani (e
tutte quelle che vorranno organizzarli in futuro).
[Valeria Martis]

BOVA, 19 AGOSTO 2007
Perdonatemi Maria, José Angel e tutti i
musicisti, fan e popolo di Bova, ma la colpa è tutta mia, perché
viaggiando con 3 ore di ritardo per 300 km sui tornanti calabresi

speravo
in cuor mio in un "leggero" ritardo del concerto. Varcato l'antico
portale, dopo una corsa su per una ripidissima salita,
entravo in una
piazza gremitissima.

L'annunciatore ha appena presentato J.A.HEVIA
(illustrando le sue vicissitudini) con la camiseta blanca prestata
all'ultimo momento, e lui sta sistemando la cuffia. Inizia il sottofondo
musicale, ho appena il tempo di imbracciare la mia fotocamera, che inizia
suavemente il concerto!!!!!
Visto il ritardo, la "policia" alla
fine del concerto sarà costretta ad arrestare il nostro José Angel,

liberato dal bravissimo sindaco. Posso
quindi scusarmi per tutte le peripezie e salutarlo con affetto.
[Dott. Antonio Scalese]

CRONACA
DI UN VIAGGIO CON HEVIA
HEVIA TRAVEL CLUB
Il 18 Agosto suonammo a Colindres (Cantabria). Il concerto iniziò a
mezzanotte e finì all’una e mezza del mattino. Benché avesse diluviato per
tutta la notte, la gente (che nel nord della Spagna è abituata alla
pioggia), ci accompagnò per tutto il concerto, partecipandovi
attivamente.
Recuperammo gli strumenti e gi dirigemmo all’aeroporto di Barajas
(Madrid), per prendere il volo delle 8 con la compagnia (omissis) che
avrebbe dovuto condurci a Roma.
Dopo aver viaggiato per tutta la notte senza sosta, una volta
all’aeroporto la compagnia ci disse che l’aereo aveva avuto un’avaria e
quindi il volo sarebbe partito con almeno 4 ore di ritardo. Ovviamente, la
coincidenza per Lamezia Terme (Calabria) che partiva alle 13:00, era da
considerarsi persa.
La nostra agenzia in Italia riuscì a sostituire il nostro volo da Lamezia
a Reggio Calabria con un altro che partiva un’ora più tardi.
(omissis), in condizioni normali, è una buona compagnia, ma è totalmente
inefficiente qualora si verifichino dei problemi: perciò non ci offrì
alcuna alternativa se non quella di attendere, nonostante continuassimo a
porre in evidenza che non avremmo potuto realizzare il concerto previsto
per quella notte.
Infine, cominciammo ad imbarcarci alle 13:30 e alle 14:00 volavamo con
destinazione Roma. Alle 16:00 scendevamo di corsa le scalette dell’aereo
con i nostri bagagli a mano (tutti gli strumenti indispensabili per un
concerto…cornamusa tradizionale, MIDI, flauto, basso, chitarra…)
dirigendoci verso l’area recupero bagagli. Mentre alcuni di noi correvano
verso lo sportello Alitalia per ritirare le carte d’imbarco per il volo
verso Reggio delle 17:20, il resto del gruppo aspettava l’arrivo dei
bagagli, compresi i miei tamburi. La ragazza del check-in ci spiegò che
non poteva emettere le carte d’imbarco di coloro che non si erano
presentati allo sportello, e che il volo chiudeva entro mezz’ora (erano
circa le 16:10).
Alle 16:25 le valige ancora non erano arrivate, per cui decidemmo di
abbandonare volontariamente i bagagli, per poter volare verso Reggio
Calabria e fare il concerto. Lamentammo il disservizio e corremmo dal
terminal internazionale a quello dei voli nazionali, dove ritirammo le
carte d’imbarco un minuto prima della chiusura del volo.
Giunti in Calabria, dopo 50 km di strada, arrivammo al luogo del concerto
verso le 20:00 e realizzammo la prova del suono. A Hevia dovettero
prestare una camicia bianca, a me un tamburello e un tamburo vecchio di
200 anni. Trovarono al nostro batterista un paio di bacchette e alle
21:30, dopo l’estenuante giornata, iniziavamo il concerto stranamente
puntuali. Fu senza dubbio uno dei più magici. Sembrava quasi che il
pubblico avesse compreso il nostro sforzo: ci acclamò tanto da farci
dimenticare la stanchezza accumulata.
Trascorremmo il giorno seguente a comprare indumenti e articoli per
l’igiene personale, visto che le valige restavano disperse. Non riuscimmo
a metterci in contatto con gli operatori di X (impreparati davanti ai
problemi): non avemmo notizie dei nostri bagagli fino al giorno dopo,
quando riuscimmo, dopo innumerevoli tentativi e svariati minuti d’attesa,
a metterci in contatto con (omissis), i cui operatori ci dissero che IL
NOSTRO PROBLEMA NON RIGUARDAVA LORO e che NON POTEVANO FARE NIENTE PER
NOI.
Il martedì volammo da Lamezia Terme a Genova, facendo scalo a Roma. A
Lamezia riuscimmo a presentare un formale reclamo per i nostri bagagli al
Lost & Found e ci consigliarono di rivolgerci direttamente al Lost & Found
di Roma, al nostro arrivo, per tentare di recuperare le valige.
Registrammo il nostro bagaglio (una busta della spazzatura dove avevamo
messo dentifricio, deodoranti e creme acquistate): la signorina del
check-in fu sorpresa nel vedere che 8 persone viaggiavano con quel piccolo
e impresentabile pacchetto.
L’aereo partì puntuale alla volta di Roma, dove però avevamo a
disposizione solo un’ora e dieci minuti per rintracciare il bagaglio
perduto e registrarlo sul nuovo volo. Passammo dal terminal nazionale a
quello internazionale come se dovessimo partire, poiché se fossimo usciti
dall’area bagagli non avremmo più potuto rientrare.
All’ufficio informazioni della (omissis) ci dissero di aver recuperato una
valigia (su 13) e che si trovava nel loro deposito. Mentre mi ci dirigevo
di corsa, vidi su un carrello i miei tre bagagli con le percussioni e la
mia valigia. Erano a disposizione di chiunque avesse voluto prenderli. Ci
mancava solo questo. Cominciò così una ricerca attraverso i magazzini
dell’aeroporto: alcuni si diressero verso un altro deposito, dove però non
li lasciavano entrare: tuttavia, mentre la maggior parte parlava con il
vigilante, Hevia riconobbe una valigia, entrò nel magazzino, e gli altri
dietro di lui. Recuperarono tutto tranne il bagaglio del batterista e la
cassa con gli attrezzi di Wilson (il tecnico), con lo sconcerto del
vigilante che fece di tutto per impedir loro il recupero.
Una volta ritrovati i bagagli, ci accorgemmo che mancava solo mezz’ora al
volo seguente. Le operatrici di Air One (compagnia con cui avremmo volato
da Lamezia a Genova) ci dissero che non potevano più farci salire
sull’aereo, ed era quindi necessario prendere il volo successivo. Molto
gentilmente ci inserirono nel volo delle 20:00 e ci invitarono inoltre a
cenare nel miglior ristorante dell’aeroporto, per scusarsi dei problemi
creati. (omissis)= 0 ; AIR ONE = 10.
Arrivammo a
Genova alle 21 e cercammo di recuperare il nostro necessaire dalla busta
della spazzatura, ma…era stato smarrito. Il nostro batterista perdeva così
tutto ciò che gli era rimasto.
Il giorno
dopo suonammo a San Remo. Al meno non dovetti salire sul palco in
pantaloncini corti e…ciò che più conta, avevo i miei tamburi per lo
spettacolo, Juan Carlos aveva la sua pedaliera per gli effetti del basso e
José Ángel aveva i suoi microfoni, etc…
Nonostante
avesse piovuto durante il sound check, il cielo si schiarì e all’ora del
concerto brillavano le stelle. Fu un concerto meraviglioso per un pubblico
meraviglioso. Credo che dopo tanta tensione, Dio volesse premiarci con
qualcosa di veramente buono: allietare il pubblico con la nostra musica. E
così facemmo!
Il giorno
dopo iniziammo il viaggio verso Città di Castello. Stavolta,
fortunatamente, ci spostammo in auto…non ne volevamo più sapere di aerei.
La pioggia torrenziale ci accompagnò per tutto il tragitto, ma all’ora del
concerto si verificò nuovamente il miracolo e le stelle tornarono a
brillare.
Un altro incredibile concerto in uno dei festival più emblematici
d’Italia, “Il festival delle Nazioni”, dove il pubblico partecipò
attivamente allo spettacolo, tanto che, durante l’esecuzione dell’ultima
canzone, un ragazzo si mise a ballare la break dance: Hevia saltò giù dal
palco e terminò la melodia in mezzo al pubblico.
Il giorno seguente lasciammo l’hotel alle 6:30 per andare a Firenze, dove
avremmo dovuto prendere il volo di rientro in Spagna. LO CREDERESTE? Io
non so se ci crederei, ma…avevamo UNA RUOTA BUCATA. Partimmo con mezz’ora
di ritardo, ma riuscimmo ad arrivare puntuali all’aeroporto. Arrivammo
felicemente a Madrid, pur senza aver recuperato due valige.
Concludendo, è stato uno dei viaggi più gratificanti mai fatto, perché
abbiamo realizzato dei concerti incredibili, nonostante gli ostacoli che a
volte ci creano le compagnie aeree.
Vorremmo ringraziare tutti quelli che hanno collaborato affinché potessimo
svolgere il nostro lavoro nei tempi previsti e tutti coloro che hanno
ascoltato la nostra musica con tanto affetto da farci dimenticare i
problemi e farci dare il massimo sul palco.
[Maria
José Hevia]

CLUSONE, 28 GIUGNO 2007
Nonostante l’acustica del teatro-tenda
non fosse delle migliori e la presentazione dell’artista sia stata
incompleta, il concerto di Hevia è stato, come al solito, un grande
successo. Con le sue note accattivanti, è riuscito a scaldare e
coinvolgere un pubblico inizialmente distaccato, che ha finito per battere
mani e piedi al ritmo della gaita. Un concerto del tutto nuovo, vista la
compartecipazione del Coro Minero de Turón, che ha conferito allo
spettacolo un accento ancor più tradizionale.
José Ángel ha dato come sempre il
massimo: la sua passione per la musica fuoriesce dagli strumenti e inonda
la sala, ti penetra nelle vene e ti trasporta lontano; basta chiudere gli
occhi un istante per dimenticare ciò che ci circonda e trovarsi davanti
gli incantati paesaggi asturiani, da cui nascono le sue melodie. Perché,
come dice l’artista stesso, la musica tradizionale è espressione del
territorio in cui nasce e parla di esso, della sua cultura come del suo
aspetto fisico.
In questa “cronaca del concerto” non
posso non citare la simpatica presentazione della band, dove José Ángel ha
denominato il bassista “il marpione”. La sottoscritta declina ogni
responsabilità sulla citata definizione e invia un forte abbraccio a José,
María, Juan Carlos, Javier e Cristian, nonché i suoi più vivi complimenti
a tutti quanti, compresi i minatori di Turón.
[Valeria Martis]

PONTIDA, 03 GIUGNO 2007
Un vero
artista non ha schieramenti politici, ma porta la sua musica ovunque ci
sia qualcuno pronto ad apprezzarla, ovunque sia necessario contribuire
all'elevazione culturale di una manifestazione.
Hevia, a
Pontida, ha dimostrato che le sue note non hanno confini, e lo ha fatto,
come al solito, in maniera eccezionale.
[Valeria Martis]

GIJÓN, 31 MAGGIO 2007
Nel teatro
Jovellanos, José Angel ha dimostrato ancora una volta le sue capacità, in
una versione del tutto inedita.
Insieme
all'Orchestra Sinfonica e al Coro del Conservatorio Professionale di
Musica di Gijón, e sotto la direzione del maestro Antonio Ribera, ha
eseguito "El viento que nos lleva", composizione che Juan Carlos Casimiro
ha realizzato appositamente per l'occasione.
Per Hevia,
investito da una tensione e una responsabilità diverse dal solito,
si è trattato di un'esperienza completamente nuova. Nonostante ciò, il
gaitero è stato come al solito fenomenale!
[Javier Santos Ugalde]

MONTECCHIO PRECALCINO (VI), 26
MAGGIO 2007
Nonostante
alcuni problemi di sicurezza pubblica, dovuti al maltempo, che quasi
portavano gli organizzatori di Venigallia 2007 a non autorizzare il
concerto, lo spettacolo si è svolto regolarmente ed è stato un enorme
successo!

Gli
innumerevoli spettatori hanno danzato e applaudito le melodie note e hanno
potuto apprezzare le nuove musiche, suonate in anteprima a Montecchio .
Albo e Martires de Rales i brani tratti dal nuovo CD di
prossima uscita: i loro ritmi non potevano che essere all'altezza della
bravura di Hevia e dei suoi compagni.
Da
segnalare anche la comparsa di un nuovo strumento a fiato: un breath
control (su cui vi darò maggiori notizie, appena possibile), suonato da
Hevia in contemporanea con la gaita midi, che ha portato un alito di
novità nelle musiche che già amiamo.
Un concerto
meraviglioso e denso di quelle emozioni che solo José Angel sa donarci.
[Valeria
Martis]

MILANO, 28 OTTOBRE 2006
Hevia si è
esibito a Milano in occasione della 6^ edizione del Capodanno Celtico,
svoltasi nel piazzale del Castello Sforzesco.
Come sempre
un esibizione meravigliosa: le note delle sue melodie hanno riscaldato la
serata autunnale e colmato di emozioni i presenti.
In attesa
dell’uscita del nuovo album, la scaletta del concerto è stata quella già
nota ai suoi ammiratori, ma questo non ha impedito di apprezzare i suoni e
i virtuosismi sprigionati dai suoi magici strumenti. Le sue note hanno il
potere di rapire coloro che le ascoltano e portarli attraverso mondi
lontani, come sospinti da ali incantate.
Ma oltre a
queste arcaiche armonie non può
non colpire e affascinare la passione per la musica che possiamo leggere
nel volto di José Angel e María, nel loro sguardo assorto e perso verso
orizzonti lontani.
Probabilmente, fino alla prossima primavera, non vedremo altri concerti
del gaitero asturiano in Italia, ma sono certa che i suoi
ammiratori aspetteranno con ansia il suo ritorno.
[Valeria Martis]
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