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CRONACHE DAI CONCERTI

ARZIGNANO, 06.05.2010

Chi si aspetta un’artista distante dal mondo si sbaglia: il filo conduttore di tutta la storia è il sorriso, perché Hevia sorride serenamente, questo è un tratto comune dei grandi artisti, la serenità è una forza che ti porta al sorriso.

Seguo concerti ormai da decenni, a vari livelli e latitudini e ho avuto modo di incontrare sulla mia strada i più disparati generi musicali e i loro interpreti, dagli Inti Illimani e il loro sorriso di chi ha visto la repressione, fino a Phil Collins con il sorriso dell’iperattivo naturale, passando dai Madredeus con il sorriso dell’icona di un canto, il fado che cambia il modo di vivere. Tra l’uno e gli altri due o tre generazioni di musica, passando da Demetrio Stratos a De Andrè, li ho incontrati tutti ora che ci penso e non credevo mi mancasse Hevia.

Ma la musica asturiana è nelle mie corde, definirla etnica è limitante preferisco definirla globale e appartenente alle radici del mondo, influenzata alla base dai popoli che errano e trasportano le loro vite e le loro tradizioni. Forse anche per questo l’approccio al concerto comincia con una sorpresa: arrivo con largo anticipo sul posto, ad Arzignano, e vado verso il teatro che sarà la location di questo concerto; Hevia è già lì sul posto, il destino ha deciso l’incontro sotto un bellissimo portico Palladiano, me lo trovo davanti che suona; non posso dire stesse provando, perché riconosco subito chi prova da chi suona. Si ferma per un attimo e mi chiede “questa ti piace?” “Bellissima” rispondo. Cominciamo a parlare in maniera naturale, come persone che si sono gia viste; scopro Hevia appassionato e conoscitore profondo, ferrato nel suo genere e di cultura musicale notevole: per ogni mio riferimento ai vari generi musicali lui accenna un qualche passaggio.     Conosco bene il suo repertorio e quelle che ascolto sono tutte cose nuove, mai sentite, come dire che potrebbe incidere ancora moltissimo materiale e quello che si conosce di inciso è solo la minima parte di quanto è nel suo bagaglio musicale.

Venti minuti intensi, in un misto linguistico tra il mio pessimo spagnolo e il suo ottimo italiano,  tra arrorò (ninne nanne)e canción de mayo, mi guarda da sotto in su se accenno a questi generi musicali, un paio di volte misura quel che so sui generi musicali; alla fine foto, autografi e saluti. Mi ero preparato una presentazione su carta fotografica e la fortuna vuole che senza ressa alcuna ci sia la possibilità della dedica, non potevo sperare di meglio.

Un salto temporale e siamo al concerto, puntualissimo e organizzato da un caro amico fondatore di un gruppo che vi invito a scoprire, i “Folk Studio A”, con la loro musica irish. Si abbassano le luci e tutto ha inizio con una serie di canzoni suonate l’una di seguito all’altra, riconosco Albo dal suo ultimo disco, Obsessión, e durante la serata quasi tutte le canzoni di questo album verranno eseguite. Seguono in rapida successione Naves, Carretera D’Aviles, La Carriola…un excursus in ordine sparso fra il passato e il futuro di questo strumentista. Vecchi e nuovi brani non necessariamente in ordine cronologico: seguono Vueltes e Soy Pastor; in una seconda traccia mentale, mentre li ascolto confronto il disco con quello che ascolto in versione live: comunque sia la versione live è ottimamente eseguita, i ritmi ben scanditi dalle percussioni della sorella di Hevia, Maria, il tamburo asturiano con i suoi tipici colori arriva solo alla quarta canzone, ogni singolo pezzo viene spiegato dalla voce bassa e calma di Hevia; seguono Albandi, Marcha Del Dos De Mayo, El Saltón, ritmi per le feste religiose, canti di lavoro, tracce dalla tradizione.

Sempre più dentro alla fiesta, sento il legame anche con altri gruppi, la matrice è simile, Llan de Cubel, Xeliba, Felpeyu, per nominarle alcuni; altri ricordi, altre canzoni e ad un certo punto Hevia si ferma per un’attimo, “non dovrei essere qui” – dice – “avessi saputo che questa serata coincideva con la partenza della Mille Miglia di Brescia forse ora sarei tra quelle auto, che sono anche la mia passione”; ma è solo un attimo. Parte Busindre Reel, la gente è in piedi, il piccolo teatro trema, battiti di mani, canti, Maria incita il ritmo,l’acustica è perfetta. Ancora altri classici, Sobrepena, Tanzila, questa mi ricorda i Tannahill Weavers, sembra non finire e anche i bis arrivano naturalmente, concerto perfetto per modi e tempi.

La formazione a tre, Hevia, la sorella Maria e Dina Majado Gonzalez  al pianoforte è ideale per il luogo.

Cosa dire di più? Una nota a margine: finito il concerto i ragazzi dell’organizzazione hanno portato Hevia a Brescia, per vedere l’arrivo della “Mille Miglia”.

Un salutissimo da Adriano.

[Adriano Munarini] 

 

LECCO, 05.05.2010

Devo dire che i nostri amici non sono molto fortunati con il tempo quando vengono in Italia….

A dicembre faceva un freddo terribile, da non riuscire a suonare, e questa volta non hanno certo trovato il clima tipico del mese di maggio…. Ancora freddo e pioggia…spero che questo non li scoraggi dal tornare presto da noi!

Tuttavia, come per il bellissimo concerto di Natale, José Angel e Maria, accompagnati da una bravissima pianista, hanno saputo regalarci qualcosa di magico, che ha saputo scaldarci il cuore…

Il teatro non era molto grande, però accogliente, purtroppo però non tutti i posti a sedere erano occupati, le prime file davanti a me per esempio erano vuote, un vero peccato perché i ragazzi meritano molta più gente vista la loro bravura… (anche se io così ero praticamente in prima fila, vicinissima!!!!). Pazienza, pochi ma buoni!

Verso le nove il sipario si è aperto ed è cominciato lo spettacolo, la magia… I brani erano per lo più gli stessi del concerto di Natale, da Albo a Pericote, da Lluz de domingu a Fandangu los llobos, passando per Vueltes, Sobrepena, Naves, fino ad arrivare alla piu conosciuta Busindre Reel.

José Angel li ha presentati uno ad uno come suo solito, con la semplicità che lo contraddistingue e, qualche volta, con un pizzico di ironia, come quando ha raccontato alcuni aneddoti sugli inizi della sua carriera da gaitero… Simpaticissimo!

La cosa che mi affascina ogni volta è vederlo suonare con tanta naturalezza, passare dalla gaita elettronica al flauto ed alla gaita tradizionale con una disinvoltura fuori dal comune, quasi come se stesse parlando… è qualcosa che ti incanta, che non ti fa distogliere lo sguardo la lui, dalle sue dita neanche per un solo istante, che ti fa venir voglia di far musica con qualsiasi cosa ti capiti per le mani in quel momento anche se non sei capace….è magia…

Maria José dal canto suo ha saputo tenere alto il livello del concerto con degli accompagnamenti alle percussioni da togliere il fiato, una rapidità nel passare dalle percussioni ai tamburelli e a tutti gli altri innumerevoli strumenti che aveva con sé, ma nello stesso tempo una delicatezza ed una precisione che la rendono una vera professionista… peccato che non abbia eseguito un suo assolo, sarebbe stato il massimo…

Il concerto è proseguito poi con la sperimentazione di un tango molto bello per poi terminare con due bis, l’ultimo dei quali eseguito con la gaita tradizionale, una improvvisazione di uno dei più grandi (o forse addirittura il più grande) gaitero di Spagna. Oserei definirla sconvolgente!

Tutto questo susseguirsi di emozioni è durato circa un’ora e mezza e credetemi, il tempo è volato, sembrava appena cominciato ed era già finito…

Anche stavolta le mie parole non bastano a descrivere le sensazioni e le emozioni forti che ho provato ascoltandoli, ti conquistano il cuore e l’anima… l’ho già detto ma lo ripeto, se non li senti non puoi capire…

Questa volta ho voluto condividere questa emozione con una persona a me molto cara, Eu, il mio maestro di musica a cui ho voluto far capire perché ho riscoperto la passione di imparare a far musica che avevo perso da tempo, beh, grazie a loro ci sono riuscita…

Grazie di cuore Josè, grazie Maria, siete semplicemente meravigliosi…

A presto, espero!

[Barbara]

PARIGI - BERCY, 20.03.2010

Nuit de SAINT PATRICK.

Quando ho scritto l’ultima cronaca da un concerto di HEVIA non avrei mai immaginato che dopo  CAMIGLIATELLO-SILA, BOVA, PALERMO, COSENZA la successiva sarebbe stata da PARIGI. Certo che circa trenta viaggi in FRANCIA mia seconda patria, mia moglie ASSIA professoressa di FRANCESE e due figli che lo parlano, CLAUDIO, pure presente, lavora a BRUXELLES, sono stati una bella coincidenza ed una bella molla. Ma le coincidenze non sono finite, il programma prevedeva anche altri 60 musicisti e tra gli artisti c’erano pure i SOLDAT LOUIS dei quali amo cantare ENCORE UN RHUM, TONTON LOUIS e BOBBY SANDS ed il grande maestro della musica bretone GILLES SERVAT del quale da dieci anni traduco i testi e suono (malissimo!) le canzoni.

Il tempo di prendere l’aereo e sono a PARIGI a BERCY nel tempio del tennis, altra mia grande passione, a fare colazione con Josè, Maria e Javier e consegnare loro dei regali, ma ricevere oltre al loro caloroso affetto un prezioso pass quale “ARTISTA” che mi ha permesso di seguire liberamente le prove sin dalle 15 e di aver libero accesso al backstage e persino nei camerini di GILLES SERVAT e di JOSE’. L’incontro con GILLES è stato emozionate: ”2000 km pour te connaitre et pour te remercier de ta mousique et de tes vers". Mi ha chiesto da dove venissi, ho risposto dalla CALABRIA, gli ho detto che sono, molto probabilmente, l’unico italiano che coltiva l’armeria marittima, una pianta della Pointe du Raz, estremo lembo della BRETAGNA detta Finistère e lui mi ha chiesto, sollevando il sopracciglio, come ha fatto ad attecchire!!! Risposta: passione, amore ed esposizione alla bretone: vento-sole-acqua. E’ rimasto incantato sapendo che stava iniziando a fiorire prima di partire. Sul palco delle prove ho capito il suo carisma: era lui il gran maestro il gran cerimoniere. Josè Angel Hevia mi ha stupito, ha accordato la sua gaita elettronica su di un pezzo di NINO ROTA e poi udite udite sul refrain della ”VIE EN ROSE” che ha poi riproposto nel finale del suo concerto, mandando in visibilio i 17.000 du Palais Omnisports de Paris-Bercy, quelle ambience!!

Il concerto è stato fantastico, tutti quegli artisti sullo stesso palco, decine e decine di suonatori tradizionali di LORIENT restituivano un suono pieno vibrante dove la parte del leone la facevano i suoni striduli delle bombarde e delle cornamuse JOSE’ed Antony Masselin dei SOLDAT LOUIS su tutti. Ma era anche la festa dei tamburi, una trentina, su tutti naturalmente la bella e brava MARIA HEVIA, alla quale ho regalato il poster più bello degli ultimi anni. Lo spazio dedicato a Hevia è stato di ben 20 minuti, ma si è riproposto con maestria anche nei due pezzi del gran finale dove strumenti elettronici e della tradizione celtica hanno raggiunto l’apoteosi in un clima di festa e di amicizia uno dei momenti più belli ed emozionanti della mia vita. Difficilmente potrò dimenticare questa grande festa di SAN PATRIZIO.

Gazie Jose,Maria,Javier e Valeria.

"à la prochaine"

[Dott.Antonio Scalese]

BERGAMO, 19.12.2009

Che spettacolo, che emozioni…. Era la seconda volta che assistevo ad un concerto di Hevia, ma la prima in cui ho potuto vederlo così da vicino… Per un colpo di fortuna ho trovato posto in prima fila poco prima che lui salisse sul palco, poi eccolo, ed è cominciata la magia….. Si, perché sentirlo suonare è qualcosa di magico, di indescrivibile a parole, se non lo senti non puoi capire…. Prima di ogni brano ne ha spiegato il significato, e si capiva benissimo come sia legato alla sua terra, alle sue tradizioni, alle musiche popolari che accompagnano ogni loro festa più o meno religiosa durante tutto l’anno. Il pubblico sulle prime sembrava un po’ “freddo” (scusate il gioco di parole ma faceva veramente freddo!), piano piano  però  Josè Angel e Maria hanno saputo coinvolgerlo e scaldarne il cuore, tanto che abbiamo cominciato a battere le mani al ritmo delle loro canzoni ed ogni volta che Josè Angel lasciava il flauto o la gaita elettronica per suonare la sua stupenda gaita nera tradizionale partivano gli applausi sempre più forti. Sulle note del tamburello di Maria ha anche ballato e ci invitava a farlo tutti insieme…come sarebbe stato bello poterlo fare….. Maria ha poi dato sfoggio della sua bravura come percussionista, con un assolo di tamburo che ci ha lasciato senza fiato, anche lì applausi a non finire. Verso la fine poi Josè Angel ha sperimentato un tango accompagnato al piano dal bravissimo Josuè Santos e, quando poi ha intonato la famosa Busindre Reel e lì…. beh, è stata una vera festa, il pubblico continuava ad applaudire, l’emozione era fortissima, avrei voluto che non finisse mai. Il concerto si è concluso con un breve canto natalizio, Astro del Ciel, poi  c’è stata la firma degli autografi, le strette di mano e, alla fine i tre musicisti sono potuti andare a scaldarsi un po’. Si, perché purtroppo come già detto faceva veramente freddo e la struttura non era adeguata tanto che, approfittando dell’assolo di Maria, Josè Angel e Josuè hanno cercato in qualche modo di scaldarsi le mani… perché facevano fatica a suonare….. Sono rimasta affascinata dal loro modo di fare musica così spontaneo, mentre Josè Angel suonava aveva uno sguardo….. quasi che con la mente fosse chissà dove e cercasse di spiegarci i suoi pensieri con la musica….Spero di poterlo incontrare di nuovo ed ascoltare ancora e ancora le sue melodie, un insieme di sensazioni meravigliose che sanno arrivare al cuore e all’anima.

[Barbara]

TREZZO SULL'ADDA, 15.07.2009

Lo staff di hevia.it ha finalmente avuto l'occasione di assistere ad un concerto del gaitero in formula HEVIA 3D, come la stessa Maria ama chiamarlo. Questa versione permette di apprezzare maggiormente l'individualità dei singoli strumenti: già ben nota al pubblico italiano la bravura dei fratelli Hevia, accompagnata ora dal virtuosismo del pianoforte di Josué Santos.

Personalmente, ritengo più coinvolgenti i concerti a cui sono abituata, ma non per questo ho apprezzato di meno la formula 3D: alcune canzoni, come Vueltes e Sobrepena, sono se possibile ancora più belle, con un pianoforte sul palco.

Anche lo staff di hevia.it era per la prima volta in versione 3D: la nascita di un nuovo fan, che già ama la musica del gaitreo, è prevista per la metà di novembre.

Tutti quanti ringraziamo José Angel, Maria e José per le emozioni regalateci.

[Valeria Martis]

 

ALCAZAR SAN JUAN, 12.02.2009

Semplicemente MERAVIGLIOSO. Ho finalmente avuto l'opportunità di assistere ad un concerto di Hevia in Spagna e non trovo le parole per descrivervi le emozioni provate. Il concerto si svolgeva in un teatro e posso assicurarvi che non c'era un solo posto libero. Non per essere di parte, ma il pubblico italiano è più caloroso; ma alla fine, mentre sul palco suonavano la marcia del 2 de mayo, tutto il pubblico si è alzato in piedi per acclamare Hevia e la sua band. E' stato veramente emozionante.

[Valeria Martis]

 

 

COSENZA, 14.07.2008

Quando ho visto per la prima volta il video-clip di Busindre Reel (Hevia e i gaiteros sulla costa asturiana), ho capito che la marea di dischi di musica celtica amorevolmente acquistati negli ultimi anni erano diventati tutti vecchi.

La prima domanda fu "Chi è costui?". Le biografie dell'epoca parlavano di un virtuoso asturiano della cornamusa, ma da subito compresi che la forza ed il talento innovativo erano quelli di un artista di classe superiore. L'assonnato mondo celtico veniva scosso dal nord della Spagna, la polvere si sollevava dai vecchi impianti stereo, le valvole ed i transistor assopiti si svegliavano ed emanavano dai diffusori musica nuova, nei tempi e nelle sonorità.

Quest'uomo innovativo era figlio della terra più verde e meno urbanizzata di Spagna, simile alla Sila ed alle coste calabresi, figlio di grandi genitori che lo avevano allevato con affetto, e da questo porto sicuro era potuto salpare alla conquista del mondo. Dopo tanti sacrifici e difficoltà, come nelle più belle storie, aveva raggiunto il successo...per la nostra felicità.

Ma quest'uomo è ben altro: non è solo un virtuoso ma è molto più...ed è per questi altri aspetti che noi lo amiamo e lo seguiamo. Ha un cuore grande e l'umiltà di chi spiega ogni suo pezzo, nel massimo rispetto del pubblico; ama l'Italia e ama tanto la Calabria, perché gli ricorda la sua terra, i suoi monti, i suoi panorami; ama la nostra gente affettuosa quanto gli asturiani; ama il nostro cibo. E in questa terra, anch'essa "terra di zampognari" è tornato per darci una nuova possibilità di assaporare note inconsuete, echi eccitanti di musiche tradizionali rinnovate. E per le strade e le piazze che a Natale hanno sentito le strine e visto gli zampognari, anche Bernardino Telesio, assiso sulla sua sedia in piazza del Rendano, ha sollevato il capo e fatto un inchino a colui che è diventato una stella della musica internazionale, da umile zampognaro.

A Cosenza, Hevia ha salutato la città, mi ha dedicato una canzone, ringraziandomi, ha salutato la mia famiglia, ha salutato il direttore artistico dal nome musicale Antonello Antonante, ricordandoci ancora una volta che non è soltanto per la musica, ma soprattutto per queste doti umane, che noi l'amiamo.

La sua massima di vita musicale potrebbe essere: "con il cuore e con la mente vicino alla gente".

Grazie Hevia. Alla prossima.

[Dott. Antonio Scalese] 

TRIESTE, 13.07.2008

Come immaginato, il viaggio è stato davvero pesante e interminabile, ma quando, appena arrivati a Trieste, siamo andati in Piazza dell’Unità è bastato il loro “ Holaaaaaa” (erano tutti lì che pranzavano), un loro sorriso ed un loro abbraccio per dimenticare la stanchezza!
Nel tardo pomeriggio hanno iniziato le prove: è stato bellissimo vedere la gente che passeggiava per la piazza fermarsi incuriosita, quasi attirata ed ipnotizzata dal suono della cornamusa….e anche le prove si sono trasformate in un concerto, con molte persone che prendevano posto e assistevano allo
spettacolo….insomma un concerto prima del concerto!
Verso le venti però il cielo ha iniziato ad oscurarsi (le previsioni per quella domenica non erano delle migliori)….si è alzato  il vento…mentre nuvole veramente minacciose sia avvicinavano dal mare. Hevia le ha guardate e, con tutta la serenità che lo contraddistingue, nel suo “itañolo” (come lo chiama lui), mi dice: “ Non preoccuparti, c’è ancora un’ora e mezza al concerto: secondo me non ci saranno problemi”.
Come volevasi dimostrare…dopo pochi minuti sembrava dovesse arrivare l’apocalisse!
Si è alzato un vento pazzesco che ha rovescia le circa 1500 sedie preparate per il concerto, dal palco è caduta una scala che fortunatamente non ha ferito nessuno (ha solo sbeccato leggermente il basso di Juan Carlos); camerieri dei bar della piazza correvano frenetici a ritirare tutte le sedie e i tavolini. Il cielo era nero e le persone scappavano a rifugiarsi nei bar. Hanno dovuto abbassare il palco, smontare le luci, mettere al riparo gli strumenti. Maria era preoccupata dai fulmini che illuminano il cielo sul mare. Juan Carlos, Javier e David, scuotendo la testa mi dicono: “Se cadono anche solo poche gocce non si suona!”
Il cielo faceva le bizze….il vento soffiava fortissimo…e infine è arrivato un temporale….poi un altro e un altro ancora. Ma…a circa mezz’ora dal concerto è spuntato in lontananza il sole del tramonto! E così, via di nuovo, velocissimi, ad alzare il palco e rimontare tutto.

David ha provato di nuovo la batteria ed è iniziata un’attività frenetica di tutti i ragazzi dell’organizzazione, che sono stati bravissimi!
La piazza si è riempita: era gremita di gente! I palazzi sono stati illuminati da luci che rendevano l’atmosfera ancora più magica!
Un altro temporale stava arrivando dalle montagne e la gente guardava il cielo preoccupata! Ma lo spettacolo è iniziato: i ragazzi sono saliti sul palco e, fra gli applausi, è iniziato il suono della gaita: Hevia era lì in mezzo a noi, con lo sguardo fisso verso il mare. Il nostro pensiero correva verso terre sconosciute e lontane…ma che per un istante sembravano tanto vicine. Intanto il suono della gaita allontanava, come per magia, l’ennesimo temporale!
I ragazzi sono stati fantastici, hanno preso per mano tutta la piazza e l’hanno catturata, coinvolta, trascinata con le loro melodie, con il loro cuore, con le loro belle anime!
A circa metà concerto, io non ho più saputo resistere e, sulle note di Busindre Reel, mi sono dimenticata di tutto e tutti e mi sono alzata a ballare: non riuscivo più a stare seduta e ferma, così mi sono buttata a danzare, mentre i ragazzi dal palco mi sorridevano. Che sensazione indescrivibile!
Sono arrivate altre ragazze e poi altre ancora; sono cadute due gocce di pioggia…proprio due, come un piccolo scherzo dal cielo, che forse, chissà, voleva in qualche modo partecipare. La gente, rapita dalla cornamusa, si è accalcata sotto il palco, come se pregasse i ragazzi di non fermarsi, di andare avanti comunque!
Il pubblico non ha più abbandonato il gaitero: l’hanno accompagnato per tutto il concerto, battendo instancabilmente le mani al ritmo della sua musica; erano tutti lì, vicini, uniti, con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore!
E’ impossibile raccontare con le parole le emozioni che ho provato a Trieste: indescrivibili, davvero! Spero di aver reso almeno minimamente l’idea!
Un grazie infinito, davvero con tutto il cuore e l’affetto a Josè Angel, Maria, Juan Carlos, Javier, David, e Javi…perché sono persone uniche…..perchè sono persone vere!

Ah, quasi dimenticavo, dopo circa mezz’ora dalla fine del concerto, è arrivato un temporale pazzesco, che è andato avanti tutta la notte!

[Clara Feroldi]

PALERMO, 01.07.2008

Per festeggiare degnamente l'anniversario del mio primo anno lontano dall'ospedale (ho fatto per 27 anni il pediatra), ho lasciato la Calabria per raggiungere l'amico José, con Maria e Javier.

Cena leggera con couscous di polipo a Mondello e rapido trasferimento nella magnifica Verdura, dove ai sapori mediterranei sono presto subentrati i suoni sensuali, seducenti e travolgenti come la lava di un vulcano dell'orchestra etno-mediterranea di Mario Incudine, vulcanico direttore il cui cognome ispirerebbe Omero, in una nuova edizione dell'Odissea. "Vogliono inoltre che Incudine (Marte), dio così crudele e sanguinario, fosse un amatore ed un musicista e in particolare che, fra le altre, fosse da lui amata Venere, moglie di Vulcano, e con lei giacesse". Questa favola, liberamente tratta da Omero nell'VIII dell'Odissea, ben si confà al nostro direttore, che ha coinvolto in questo splendido progetto José Angel e Maria, che hanno magistralmente suonato, regalandoci un'esibizione memorabile, nuova nelle sonorità e negli arrangiamenti, dove le percussioni asturiane-africane-palermitane e catanesi (Giorgio Rizzo super) sono state la quintessenza del concerto.

Il finale ci ha infatti donato una Busindre Reel inedita,   incerta inizialmente, ma poi fantastica, con una ritmica travolgente...saluto ai musicisti incluso.

Pubblico entusiasta per una serata indimenticabile.

[Dott. Antonio Scalese]

OVIEDO, 15 SETTEMBRE 2007

Il concerto di Oviedo è stato veramente speciale e abbiamo avuto tanta fortuna, perché tutto è andato benissimo, dal montaggio tecnico, al pubblico, al meteo... C’erano diverse migliaia di persone, che hanno acclamato le nuove canzoni.

Il check sound è stato fin troppo veloce per uno spettacolo tanto complesso: non è sorto nessun problema, quindi non son nate ansie maggiori di quelle necessarie per salire sul palco con la giusta dose di adrenalina e concentrazione.

Alle 21:34 di sabato 15 agosto 2007, il tendone si apriva, sprigionando in sottofondo l’introduzione cantata da nonno Velasco. Io cercavo di immaginare mia madre, in mezzo al pubblico, che sempre si emoziona quando sente la voce di suo padre uscire dalla stessa fonte da cui viene fuori la musica di suo figlio. Tutto ciò è davvero speciale per noi.

Una volta sul palco, siamo partiti da Albo, la prima traccia del disco: un quartetto d’archi ci accompagnava, e Ramón Prada (compositore di Sobrepena, Torques e Taranus – da Obsessión), è rimasto alla tastiera per tutto il concerto. Quello che mi ha impressionato maggiormente è stato vedere la quantità di pubblico che c’era: solitamente non riesco a guardare il pubblico quando sto sul palco, ma ad un certo punto ho alzato lo sguardo e ho visto che la gente, oltre alla piazza, aveva riempito persino la strada di fronte.

Abbiamo proseguito con Fandangu los LLobos e Carretera d’Avilés (dal secondo e terzo album), durante il quale siamo stati accompagnati dal Coro Minero de Turón: era emozionante sentire le loro voci alle spalle. Hanno seguito Albandi (da Obsessión), suonata insieme al quartetto d’archi, e Pericote. Alla gente è piaciuta molto questa combinazione caratterizzata dalla presenza del coro, i cui componenti sono vestiti da minatori, con le tute da lavoro e i loro caschi con le lampade accese.

Poi è stato il momento di Vueltes e Carrandi, interpretato dal gruppo galiziano di voci femminili “Faltriqueira” che ha partecipato alla registrazione del nuovo album. Hanno una voce impressionante che si intona alla perfezione. The Morning Star e Keltronic (da Obsessión) hanno finito di coinvolgere il pubblico; in queste due melodie siamo stati accompagnati da Judit, incredibile violinista di istruzione irlandese, che ha scosso il pubblico.

Lluz de Domingu, il tema centrale del film del vincitore di un oscar José Luis Garci, composta da José Ángel ha affascinato la gente. In tutte queste canzoni era presente il quartetto d’archi, così come in Busindre Reel, che non poteva mancare ed è stata inoltre accompagnata da una sezione della Banda de Gaites di Candás. Dopo Los Mártires de Rales, le gente non riusciva a smettere di ballare.

Dopo il mio assolo, Hevia ha presentato la band. Gli applausi ci hanno indotto a restare direttamente sul palco per i bis. Il pubblico ha ballato con Barganaz, Baños de Budapest (accompagnata dalle cornamuse di Candás) e La Marcha del Dos de Mayo.

Abbiamo salutato degli spettatori entusiasti: le loro vibrazioni ci hanno profondamente emozionato. Tutto è andato per il meglio, e l’ora e quaranta che abbiamo passato sul palco è letteralmente volata, sia per noi che per il pubblico.

[Maria José Hevia]

VARZI, 01 SETTEMBRE 2007

Dopo la cronaca dell’agosto italiano, firmata da María, non posso che iniziare questo paragrafo assicurandovi che stavolta i bagagli c’erano tutti.

Il concerto è stato un successo, malgrado la scarsa affluenza di pubblico dovuta alla temperatura piuttosto bassa della serata. Nonostante ciò, i presenti non sono rimasti delusi e hanno presto dimenticato il freddo, lasciandosi travolgere delle melodie asturiane di Hevia. Gli applausi e il calore dei presenti hanno accompagnato l’intero spettacolo e celebrato l’esecuzione di Albo (per cui ringraziamo José Ángel per la dedica) e Los Martires de Rales, anteprime del nuovo album in uscita in Spagna il 4 settembre.

Degna di nota anche la presentazione fatta prima del concerto…chissà dove gli organizzatori hanno trovato tutte quelle informazioni?!

In attesa di nuove date, lo staff di hevia.it vuole ringraziare la Frame Events e tutte le diverse associazioni che hanno organizzato i concerti di Hevia nei vari comuni italiani (e tutte quelle che vorranno organizzarli in futuro).

[Valeria Martis]

BOVA, 19 AGOSTO 2007

Perdonatemi Maria, José Angel e tutti i musicisti, fan e popolo di Bova, ma la colpa è tutta mia, perché viaggiando con 3 ore di ritardo per 300 km sui tornanti calabresi

speravo in cuor mio in un "leggero" ritardo del concerto. Varcato l'antico portale, dopo una corsa su per una ripidissima salita,

entravo in una piazza gremitissima.

L'annunciatore ha appena presentato J.A.HEVIA (illustrando le sue vicissitudini) con la camiseta blanca prestata all'ultimo momento, e lui sta sistemando la cuffia. Inizia il sottofondo musicale, ho appena il tempo di imbracciare la mia fotocamera, che inizia suavemente il concerto!!!!!

Visto il ritardo, la "policia" alla fine del concerto sarà costretta ad arrestare il nostro José Angel,

liberato dal bravissimo sindaco. Posso quindi scusarmi per tutte le peripezie e salutarlo con affetto.

[Dott. Antonio Scalese]

CRONACA DI UN VIAGGIO CON HEVIA
HEVIA TRAVEL CLUB

Il 18 Agosto suonammo a Colindres (Cantabria). Il concerto iniziò a mezzanotte e finì all’una e mezza del mattino. Benché avesse diluviato per tutta la notte, la gente (che nel nord della Spagna è abituata alla pioggia), ci accompagnò per tutto il concerto, partecipandovi attivamente.  
Recuperammo gli strumenti e gi dirigemmo all’aeroporto di Barajas (Madrid), per prendere il volo delle 8 con la compagnia (omissis) che avrebbe dovuto condurci a Roma.  
Dopo aver viaggiato per tutta la notte senza sosta, una volta all’aeroporto la compagnia ci disse che l’aereo aveva avuto un’avaria e quindi il volo sarebbe partito con almeno 4 ore di ritardo. Ovviamente, la coincidenza per Lamezia Terme (Calabria) che partiva alle 13:00, era da considerarsi persa.
La nostra agenzia in Italia riuscì a sostituire il nostro volo da Lamezia a Reggio Calabria con un altro che partiva un’ora più tardi.
(omissis), in condizioni normali, è una buona compagnia, ma è totalmente inefficiente qualora si verifichino dei problemi: perciò non ci offrì alcuna alternativa se non quella di attendere, nonostante continuassimo a porre in evidenza che non avremmo potuto realizzare il concerto previsto per quella notte.
Infine, cominciammo ad imbarcarci alle 13:30 e alle 14:00 volavamo con destinazione Roma. Alle 16:00 scendevamo di corsa le scalette dell’aereo con i nostri bagagli a mano (tutti gli strumenti indispensabili per un concerto…cornamusa tradizionale, MIDI, flauto, basso, chitarra…) dirigendoci verso l’area recupero bagagli. Mentre alcuni di noi correvano verso lo sportello Alitalia per ritirare le carte d’imbarco per il volo verso Reggio delle 17:20, il resto del gruppo aspettava l’arrivo dei bagagli, compresi i miei tamburi. La ragazza del check-in ci spiegò che non poteva emettere le carte d’imbarco di coloro che non si erano presentati allo sportello, e che il volo chiudeva entro mezz’ora (erano circa le 16:10).
Alle 16:25 le valige ancora non erano arrivate, per cui decidemmo di abbandonare volontariamente i bagagli, per poter volare verso Reggio Calabria e fare il concerto. Lamentammo il disservizio e corremmo dal terminal internazionale a quello dei voli nazionali, dove ritirammo le carte d’imbarco un minuto prima della chiusura del volo.
Giunti in Calabria, dopo 50 km di strada, arrivammo al luogo del concerto verso le 20:00 e realizzammo la prova del suono. A Hevia dovettero prestare una camicia bianca, a me un tamburello e un tamburo vecchio di 200 anni. Trovarono al nostro batterista un paio di bacchette e alle 21:30, dopo l’estenuante giornata, iniziavamo il concerto stranamente puntuali. Fu senza dubbio uno dei più magici. Sembrava quasi che il pubblico avesse compreso il nostro sforzo: ci acclamò tanto da farci dimenticare la stanchezza accumulata.  
Trascorremmo il giorno seguente a comprare indumenti e articoli per l’igiene personale, visto che le valige restavano disperse. Non riuscimmo a metterci in contatto con gli operatori di X (impreparati davanti ai problemi): non avemmo notizie dei nostri bagagli fino al giorno dopo, quando riuscimmo, dopo innumerevoli tentativi e svariati minuti d’attesa, a metterci in contatto con (omissis), i cui operatori ci dissero che IL NOSTRO PROBLEMA NON RIGUARDAVA LORO e che NON POTEVANO FARE NIENTE PER NOI.   
Il martedì volammo da Lamezia Terme a Genova, facendo scalo a Roma. A Lamezia riuscimmo a presentare un formale reclamo per i nostri bagagli al Lost & Found e ci consigliarono di rivolgerci direttamente al Lost & Found di Roma, al nostro arrivo, per tentare di recuperare le valige.
Registrammo il nostro bagaglio (una busta della spazzatura dove avevamo messo dentifricio, deodoranti e creme acquistate): la signorina del check-in fu sorpresa nel vedere che 8 persone viaggiavano con quel piccolo e impresentabile pacchetto.
L’aereo partì puntuale alla volta di Roma, dove però avevamo a disposizione solo un’ora e dieci minuti per rintracciare il bagaglio perduto e registrarlo sul nuovo volo. Passammo dal terminal nazionale a quello internazionale come se dovessimo partire, poiché se fossimo usciti dall’area bagagli non avremmo più potuto rientrare.
All’ufficio informazioni della (omissis) ci dissero di aver recuperato una valigia (su 13) e che si trovava nel loro deposito. Mentre mi ci dirigevo di corsa, vidi su un carrello i miei tre bagagli con le percussioni e la mia valigia. Erano a disposizione di chiunque avesse voluto prenderli. Ci mancava solo questo. Cominciò così una ricerca attraverso i magazzini dell’aeroporto: alcuni si diressero verso un altro deposito, dove però non li lasciavano entrare: tuttavia, mentre la maggior parte parlava con il vigilante, Hevia riconobbe una valigia, entrò nel magazzino, e gli altri dietro di lui. Recuperarono tutto tranne il bagaglio del batterista e la cassa con gli attrezzi di Wilson (il tecnico), con lo sconcerto del vigilante che fece di tutto per impedir loro il recupero.
Una volta ritrovati i bagagli, ci accorgemmo che mancava solo mezz’ora al volo seguente. Le operatrici di Air One (compagnia con cui avremmo volato da Lamezia a Genova) ci dissero che non potevano più farci salire sull’aereo, ed era quindi necessario prendere il volo successivo. Molto gentilmente ci inserirono nel volo delle 20:00 e ci invitarono inoltre a cenare nel miglior ristorante dell’aeroporto, per scusarsi dei problemi creati. (omissis)= 0 ; AIR ONE = 10.

Arrivammo a Genova alle 21 e cercammo di recuperare il nostro necessaire dalla busta della spazzatura, ma…era stato smarrito. Il nostro batterista perdeva così tutto ciò che gli era rimasto.

Il giorno dopo suonammo a San Remo. Al meno non dovetti salire sul palco in pantaloncini corti e…ciò che più conta, avevo i miei tamburi per lo spettacolo, Juan Carlos aveva la sua pedaliera per gli effetti del basso e José Ángel aveva i suoi microfoni, etc…

Nonostante avesse piovuto durante il sound check, il cielo si schiarì e all’ora del concerto brillavano le stelle. Fu un concerto meraviglioso per un pubblico meraviglioso. Credo che dopo tanta tensione, Dio volesse premiarci con qualcosa di veramente buono: allietare il pubblico con la nostra musica. E così facemmo! 

Il giorno dopo iniziammo il viaggio verso Città di Castello. Stavolta, fortunatamente, ci spostammo in auto…non ne volevamo più sapere di aerei. La pioggia torrenziale ci accompagnò per tutto il tragitto, ma all’ora del concerto si verificò nuovamente il miracolo e le stelle tornarono a brillare.
Un altro incredibile concerto in uno dei festival più emblematici d’Italia, “Il festival delle Nazioni”, dove il pubblico partecipò attivamente allo spettacolo, tanto che, durante l’esecuzione dell’ultima canzone, un ragazzo si mise a ballare la break dance: Hevia saltò giù dal palco e terminò la melodia in mezzo al pubblico.

Il giorno seguente lasciammo l’hotel alle 6:30 per andare a Firenze, dove avremmo dovuto prendere il volo di rientro in Spagna. LO CREDERESTE? Io non so se ci crederei, ma…avevamo UNA RUOTA BUCATA. Partimmo con mezz’ora di ritardo, ma riuscimmo ad arrivare puntuali all’aeroporto. Arrivammo felicemente a Madrid, pur senza aver recuperato due valige.
Concludendo, è stato uno dei viaggi più gratificanti mai fatto, perché abbiamo realizzato dei concerti incredibili, nonostante gli ostacoli che a volte ci creano le compagnie aeree.  
Vorremmo ringraziare tutti quelli che hanno collaborato affinché potessimo svolgere il nostro lavoro nei tempi previsti e tutti coloro che hanno ascoltato la nostra musica con tanto affetto da farci dimenticare i problemi e farci dare il massimo sul palco.

[Maria José Hevia]

CLUSONE, 28 GIUGNO 2007

Nonostante l’acustica del teatro-tenda non fosse delle migliori e la presentazione dell’artista sia stata incompleta, il concerto di Hevia è stato, come al solito, un grande successo. Con le sue note accattivanti, è riuscito a scaldare e coinvolgere un pubblico inizialmente distaccato, che ha finito per battere mani e piedi al ritmo della gaita. Un concerto del tutto nuovo, vista la compartecipazione del Coro Minero de Turón, che ha conferito allo spettacolo un accento ancor più tradizionale.

José Ángel ha dato come sempre il massimo: la sua passione per la musica fuoriesce dagli strumenti e inonda la sala, ti penetra nelle vene e ti trasporta lontano; basta chiudere gli occhi un istante per dimenticare ciò che ci circonda e trovarsi davanti gli incantati paesaggi asturiani, da cui nascono le sue melodie. Perché, come dice l’artista stesso, la musica tradizionale è espressione del territorio in cui nasce e parla di esso, della sua cultura come del suo aspetto fisico.

In questa “cronaca del concerto” non posso non citare la simpatica presentazione della band, dove José Ángel ha denominato il bassista “il marpione”. La sottoscritta declina ogni responsabilità sulla citata definizione e invia un forte abbraccio a José, María, Juan Carlos, Javier e Cristian, nonché i suoi più vivi complimenti a tutti quanti, compresi i minatori di Turón.    

[Valeria Martis]

PONTIDA, 03 GIUGNO 2007

Un vero artista non ha schieramenti politici, ma porta la sua musica ovunque ci sia qualcuno pronto ad apprezzarla, ovunque sia necessario contribuire all'elevazione culturale di una manifestazione.

Hevia, a Pontida, ha dimostrato che le sue note non hanno confini, e lo ha fatto, come al solito, in maniera eccezionale. 

[Valeria Martis]

GIJÓN, 31 MAGGIO 2007

Nel teatro Jovellanos, José Angel ha dimostrato ancora una volta le sue capacità, in una versione del tutto inedita.

Insieme all'Orchestra Sinfonica e al Coro del Conservatorio Professionale di Musica di Gijón, e sotto la direzione del maestro Antonio Ribera, ha eseguito "El viento que nos lleva", composizione che Juan Carlos Casimiro ha realizzato appositamente per l'occasione.

Per Hevia, investito da una tensione e una responsabilità diverse dal solito,  si è trattato di un'esperienza completamente nuova. Nonostante ciò, il gaitero è stato come al solito fenomenale!

[Javier Santos Ugalde]

MONTECCHIO PRECALCINO (VI), 26 MAGGIO 2007

Nonostante alcuni problemi di sicurezza pubblica, dovuti al maltempo, che quasi portavano gli organizzatori di Venigallia 2007 a non autorizzare il concerto, lo spettacolo si è svolto regolarmente ed è stato un enorme successo!

Gli innumerevoli spettatori hanno danzato e applaudito le melodie note e hanno potuto apprezzare le nuove musiche, suonate in anteprima a Montecchio . Albo e Martires de Rales i brani tratti dal nuovo CD di prossima uscita: i loro ritmi non potevano che essere all'altezza della bravura di Hevia e dei suoi compagni.

Da segnalare anche la comparsa di un nuovo strumento a fiato: un breath control (su cui vi darò maggiori notizie, appena possibile), suonato da Hevia in contemporanea con la gaita midi, che ha portato un alito di novità nelle musiche che già amiamo.

Un concerto meraviglioso e denso di quelle emozioni che solo José Angel sa donarci. 

[Valeria Martis]

MILANO, 28 OTTOBRE 2006

Hevia si è esibito a Milano in occasione della 6^ edizione del Capodanno Celtico, svoltasi nel piazzale del Castello Sforzesco.

Come sempre un esibizione meravigliosa: le note delle sue melodie hanno riscaldato la serata autunnale e colmato di emozioni i presenti.

In attesa dell’uscita del nuovo album, la scaletta del concerto è stata quella già nota ai suoi ammiratori, ma questo non ha impedito di apprezzare i suoni e i virtuosismi sprigionati dai suoi magici strumenti. Le sue note hanno il potere di rapire coloro che le ascoltano e portarli attraverso mondi lontani, come sospinti da ali incantate.

Ma oltre a queste arcaiche armonie non può non colpire e affascinare la passione per la musica che possiamo leggere nel volto di José Angel e María, nel loro sguardo assorto e perso verso orizzonti lontani.

Probabilmente, fino alla prossima primavera, non vedremo altri concerti del gaitero asturiano in Italia, ma sono certa che i suoi ammiratori aspetteranno con ansia il suo ritorno.

[Valeria Martis]

 

Per l'organizzazione dei concerti in Italia non esitate a contattarci all'indirizzo valeria@hevia.it

 

 

 

 

 

Studio e realizzazione a cura di: Martis Valeria

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